Michele

MicheleMichele è uno dei miei più cari e vecchi amici, ci conosciamo dalle scuole medie e abbiamo lavorato insieme per 8 anni, separato, in buoni rapporti con la ex moglie e 2 figli in età preadolescenziale, Sara di 12 anni e Davide di 8. Il nostro incontro avviene in casa, il clima è estremamente amichevole, appena arrivato mi mostra un sms di Sara che chiede la sua presenza per studiare storia, mi sembra un ottimo spunto:

 

-Sei un padre presente riguardo la scuola? In che misura sei informato?

-Seguo quanto più possibile, si fanno i compiti insieme, intervengo se serve, vado ai colloqui coi professori a scuola, mi piace essere presente in prima persona .

Che rapporto hanno i figli con la tecnologia? Cellulare? Console di giochi?

-Io e la madre, di comune accordo glielo abbiamo regalato quest’ anno, prima media, siamo dell’ idea che sia l’ età giusta anche perchè con la scuola media ha cominciato ad avere più tempo libero a disposizione e credo sia giusto per noi genitori poterla sentire durante questo tempo libero ed è anche una maniera per controllare il controllabile, messaggi ad esempio, giusto per andare sul sicuro, cominciano i primi interessi per i ragazzi… e comunque ne parliamo fra di noi, ci confrontiamo, cerchiamo di cooperare nell’ educazione.

 

-Una femmina e un maschio, 12 e 8 anni, quali differenze?

-Sara è sempre stata un po’ timida ed introversa, Davide al contrario sempre molto grintoso, protagonista, anche fisicamente, Davide è naturalmente portato per ogni sport, Sara si deve sempre sforzare un po’ di più, questa cosa fa si che Lui sia abituato a stare al centro dell’ attenzione mentre Lei abbia sempre qualcosa da dimostrare. Davide arriva anche a prendere in giro la sorella, proprio per questa sua naturale brillantezza, di cui è anche conscio oltretutto, è il cocco delle nonne ma a mamma e papà, non la fa, noi sappiamo che Davide è tanto da limitare quanto Sara da sostenere.

 

-Ecco, lo sport, che rapporto hai tu come padre con lo sport e i tuoi figli?

-Con Davide ho una corsia preferenziale, come padre e come uomo, da quando ha 6 anni gioca a calcio ed è stata l’ occasione giusta per insegnargli i valori dello sport, limitare la sua competitività che è ad altissimi livelli, il valore della sconfitta e della fatica, a causa di un problema fisico ha dovuto sospendere temporaneamente con il calcio e ha iniziato nuoto, riesce molto bene, molti complimenti ma il “valore” della fatica non gli va molto a genio, forse perché individuale, io sono conscio di questo ma non voglio influenzarlo, anzi, ci tengo al fatto che impari al di là delle mie opinioni, a calcio si fa gol, a nuoto si fa una vasca, non è la stessa cosa ma mi sforzo di spiegare il valore che sta dietro allo sport in se. Credo sia un ruolo importante quello di spiegare determinati valori, anche perché poi in TV di valori se ne vedono altri, giusto per rimanere nell’ ambito calcistico, si vedono giocatori di serie A lautamente stipendiati che entrano in campo mano nella mano con dei bambini ma che spesso e volentieri perdono di vista i valori con troppa facilità. Sara ha fatto danza moderna e nuoto e ho sempre tenuto ad essere presente, sia ai saggi che in piscina, per Lei è importante proprio perchè ha bisogno di essere spronata, di essere invogliata, che si creda in Lei, riguardo il nuoto diciamo che ha avuto qualche problema quando si è passati da un approccio ludico ad uno più competitivo ma pare abbia superato la cosa e dopo una pausa ha deciso di riprovarci con entusiasmo. Sono dell’ idea che la presenza fisica sia alla base del rapporto, come posso parlare di calcio con mio figlio o dare dei consigli di danza a mia figlia se non sono presente? Altra cosa importante credo sia la scuola, sportivamente parlando, giusta, perché tra allenatori e genitori ci dev’ essere un legame costruttivo, non uno scontro, gli allenatori sportivi e gli allenatori della vita, i genitori, devono avere una visione comune, è importante.

 

-Raccontami una tua giornata tipo come padre.

– Lunedì e venerdì li porto a scuola e la sera la passo con loro, il mercoledì uguale ma la sera la passiamo insieme, senza la mamma, è la sua serata libera, solitamente andiamo da mia madre, così il giovedì mattina posso accompagnarli a scuola, si insomma, un giorno si e uno no li accompagno a scuola e li vedo la sera se poi è di più, tanto meglio, abbiamo deciso di comune accordo con la madre e sono molto contento.

 

-E nel fine settimana?

-In linea di massima Sara e Davide stanno con me un week-end si e uno no, organizziamo delle gite, andiamo in bicicletta, facciamo i compiti o magari semplicemente passiamo del tempo insieme, ad ogni modo cerco di puntare prima di tutto sulla qualità del tempo, meglio ancora se c’ è anche la quantità ma questo accade indipendentemente dal fatto di essere separati o no.

 

-Ogni padre è stato prima di tutto figlio, un ricordo di tuo padre.

-Mio padre non è stato certo un padre presente dal punto di vista della qualità ma occorre dire che trenta, quarant’ anni fa le priorità maschili erano principalmente legate al lavoro, la donna era quella che si occupava delle faccende domestiche, figli compresi, ecco perché il rapporto con i miei genitori lo ricordo molto sbilanciato a favore di mia madre. Un ricordo significativo è comunque quello dello stadio, andavamo spesso a vedere l’ Inter insieme e per me rimane un buon ricordo.

 

-Cena piuttosto che pranzo sono momenti di condivisione, che rapporto avete a tavola?

-In effetti sia Stefania (ex moglie) che Silvana (nuova compagna) sono due ottime cuoche, per cui io non vado oltre le solite cose, ho piuttosto un attenzione di fondo nei confronti dell’ alimentazione, di norma niente merendine, bibite o cose non sane, l’ eccezione è tollerata, ci mancherebbe, ma la norma prevede, in accordo con madre e compagna l’ assenza di cibi malsani, specialmente per Sara che si trova in un periodo particolare come l’ adolescenza.

-La gravidanza viene spesso vista come un esclusiva femminile e in fondo lo è, ma cosa passa nella mente di un uomo? Che ricordi hai della gravidanza e del parto?

-Sara non era prevista, è stata una sorpresa e devo ammettere non del tutto gradita, sono stati momenti non facili, non eravamo sposati, avevamo deciso di rimandare la questione figli a data da destinarsi e fondamentalmente io non mi sentivo pronto e ricordo di aver considerato anche l’ interruzione della gravidanza, poi Stefania ha comunque deciso di andare avanti e io mi sono adeguato, ma da quel momento non ho più avuto nessun dubbio e mi sono buttato anima e cuore in questa cosa. Sono stato presente ad entrambe le nascite, la prima un po’ più complicata, un travaglio di più di venti ore per poi finire con un cesareo mentre per Davide si è trattato di un parto naturale, più che altro ricordo l’ atmosfera da girone dantesco con donne urlanti, letti in corsia e via vai praticamente continuo tipico del reparto maternità della Mangiagalli (il primo reparto maternità per numero di nascite a Milano).

-In breve, cosa significa per te essere padre?

-Responsabilità, sensibilità, equilibrio, razionalità, affetto, forse in una parola, consapevolezza.

 

In conclusione devo dire che mi ha molto colpito il grado di presenza di questo padre separato, ovviamente è un grado raggiungibile solo in presenza di un rapporto civile fra due persone che hanno posto fine alla loro relazione, ma sono rimasto comunque impressionato dalla volontà di essere presente e dalla maturità, anche e sopratutto nella separazione, del rapporto con i propri figli, una consapevolezza per nulla scontata e che mi fa mettere Michele fra i papà da cui prendere esempio.

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