Quand’ ero piccolo

IMG_208652804868516Recentemente mi è capitato di leggere una battua, una frecciatina se vogliamo, che più o meno suonava così: “Ai tempi della pellicola col cavolo che fotografavi i piatti al ristorante…”, molto vero, quando scattare foto significava impressionare una pellicola per poi aspettare di stampare (il tutto a pagamento ovviamente), prima di vede il risultato e solo allora toccare con mano i propri errori, sembra passata un era geologica, oggi esistono dei social fatti apposta per le foto (instagram tanto per non fare un esempio), e comunque si fotografa tutto, ma proprio tutto e anche di più, Alma e Maia hanno raccolto più foto di me, mia moglie, mia madre e mio padre in tutta la nostra vita, il bello del progresso!

L’ immagine qui sopra risale alla prima metà degli anni ’70 e aiuta a capire il perché Alma sia così chiara di capelli, ebbene si, il biondino nella foto sono io, in braccio a mia madre ovviamente, in una rara immagine del tempo, si noti anche la somiglianza con le mie due bambine, ma com’ ero io da piccolo?

Domanda impegnativa, della mia prima infanzia ricordo solo dei flash, quasi prettamente estivi e non oggi ma da sempre, ricordo perfettamente quella salopette di jeans, ricordo perfettamente dov’ è stata scattata questa foto (in friuli, carnia, regione che ha dato i natali a mia madre), più in generale ricordo una bella infanzia, ricordo anche di essere stato un bravo bambino, educato, gentile, a volte addirittura introspettivo.

Sono un figlio unico e come tale avrei sempre voluto un fratello o una sorella, quanto alla leggenda metropolitana che vuole i figli unici viziati, a chi l’ ha concepita mi piacerebbe far conoscere mia madre! Fra le molte cose di cui non smetterò mai di ringraziarla è proprio il fatto di avermi abituato ad arrangiarmi da solo, proprio perché… da solo me la dovevo cavare.

Probabilmente ero un po’ come Maia, tranquillo, sicuramente non ero come Alma, ma visto il proseguo della mia vita la cosa non mi dispiace affatto, un fervido ricordo è il rapporto con gli adulti, non ricordo una sola volta in cui sono stato trattato come un bambino e questo credo sia stato un bene, venivo cioè trattato con il rispetto che merita un bambino, cioè un piccolo adulto, forse allora si usava così, probabilmente si commettevano molti errori, oggi se ne commettono altri, in fondo non credo certo di essere un genitore migliore di chi mi ha preceduto.

Altro ricordo particolare è la paura dell’ abbandono, quand’ ero piccolo i miei dovevano lavorare parecchio, di nonni neanche a parlarne e i nidi erano come i telefoni cellulari, semplicemente di la da venire, rimaneva l’ opzione Zia, la mia amatissima Zia Bruna, che però abitava in provincia e fu così che passai molto tempo con lei e la sua famiglia da bambino, una famiglia che mi ha ospitato e fatto sentire come un figlio sia ben chiaro, ma dev’ essere stato per quel motivo che la paura dell’ abbandono mi ha accompagnato fino all’ età adulta.

Quando vedo le foto di me da piccolo provo sempre grande affetto, probabilmente perché ne ho ricevuto molto e sicuramente per la somiglianza con le due nane, spero solo di essere un genitore all’ altezza, perché se le foto e i ricordi sono un po’ sbiaditi, quello che rappresentano è molto intenso e presente, nel bene e nel male.

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